Vincolo = imposto da una piattaforma o da una norma: non è negoziabile, se lo ignori qualcosa si rompe o viene rifiutato. Scelta = metodo che ha funzionato una volta: si può cambiare, ma cambiarlo è una decisione, non una svista.
Il documento copre l'esecuzione. Non contiene il metodo per costruire un posizionamento o progettare un layout da zero: dice cosa deve esistere, in che ordine e chi serve per farlo.
01
Prima di partire
5 regole
1.1
Verificare dominio e username social nello stesso momentoVincolo
Il nome è utilizzabile solo se sono liberi entrambi. Controllare prima i domini e poi gli account porta a comprare un dominio per un nome che sui social non esiste, e a ripiegare su una variante.
1.2
Se lo username esatto non è libero, usare il suffisso HQVincolo
Convenzione riconosciuta nel tech — SlackHQ, NotionHQ — che segnala l'account ufficiale. Da evitare trattini, punti e varianti storpiate del nome: peggiorano la percezione del brand invece di risolvere il problema.
1.3
Dominio primario .com, il .it registrato e in redirectScelta
Il .it si tiene solo a tutela del brand e punta a un redirect HTTP verso il .com, configurato lato server o tramite lo strumento di forwarding del registrar — il DNS da solo instrada le richieste, non esegue redirect. La scelta va comunicata a chi configura prima che configuri, non durante.
1.4
Gerarchia degli account: mail madre, mail aziendali, mail di servizioScelta
Una gmail «madre» col nome del dominio apre i profili social mentre Workspace non è ancora pronto. Le mail aziendali si creano su Workspace, non sul registrar. Le mail transazionali del software vanno su un indirizzo di servizio dedicato (nome@dominio), mai su una casella personale o sulla madre.
1.5
2FA sull'account brand, non sul telefono di una personaVincolo
Authenticator legato alla mail del brand. Meno persone possibili dentro ogni account.
Perchése gli OTP arrivano al telefono di qualcuno, ogni operazione si blocca finché quella persona non risponde. È il collo di bottiglia più stupido e più frequente.
02
Sito
3 regole
2.1
Nel flusso di conversione non esistono affordance di ritornoScelta
Frecce indietro, pulsanti «continua» che portano fuori dalla landing, link che disperdono: si tolgono. L'unica eccezione è la correzione di una risposta sbagliata dentro un form.
2.2
Due versioni del sito su due sottodominiScelta
Una corporate completa e una sola-landing per il traffico a pagamento, distinte dal sottodominio. Va deciso a inizio sviluppo: farlo a sito finito significa rifare la struttura di navigazione.
2.3
Prima della messa online: title, Open Graph, noindex, deterrente al downloadVincolo
Il <title> è il brand puro. L'immagine di anteprima social è 1200×630 JPEG, caricata sul dominio e richiamata con URL assoluto https, dichiarando dimensioni e formato reali. Le pagine tecniche (form, step intermedi) vanno in noindex ed escluse dalla sitemap. Immagini e testi hanno un deterrente base al salvataggio (blocco tasto destro, drag lock): non impedisce il download a chi usa gli strumenti sviluppatore, ma alza la soglia per il salvataggio casuale.
Perchédopo il rilascio la preview social resta in cache lato Meta: va forzato uno scrape dal Sharing Debugger, altrimenti si continua a vedere la vecchia anche se è tutto corretto. E una pagina-form indicizzata compare su Google mostrando le domande al posto del sito.
Nel CRM vanno come campi dedicati, non come testo libero: solo così si filtra e si analizza per sorgente, campagna e contenuto. Aggiungerne altri è banale se servono.
3.2
Test degli UTM simulandoli a mano nell'URLScelta
Si incollano i parametri nell'URL e si verifica che arrivino tutti fino al CRM, non solo al form.
3.3
Lo stesso report che arriva nella mail interna arriva anche nel CRMScelta
Sul contatto, nei commenti. Il commerciale non deve cercare in due posti.
3.4
Quattro eventi da testare su due canali, prima di spendereVincolo
PageView · ViewContent · Lead · Schedule, sia via Conversions API sia via pixel browser, con la deduplicazione tra i due canali verificata in Events Manager: stesso event_id su entrambi, un solo evento contato.
Perchésenza deduplicazione ogni lead viene contato due volte: l'Event Match Quality peggiora, l'ottimizzazione delle campagne lavora su dati falsati e il costo per lead risulta più basso di quanto sia davvero. È il test che salta sempre perché arriva alla fine e sembra formale — e ci si accorge del problema solo dopo, sui soldi già spesi.
04
Meta
6 regole
4.1
Ordine delle verificheVincolo
Verifica del profilo personale che detiene le risorse — creazione del portfolio business — verifica del dominio — verifica dell'azienda. Solo dopo si costruiscono le campagne.
4.2
Documenti: carta d'identità elettronica o passaporto, azienda con visuraVincolo
Un documento cartaceo di vecchio formato viene rifiutato, e Meta non dice perché. Meglio partire dal documento migliore disponibile, a fuoco e leggibile. Per l'azienda serve il PDF di iscrizione alla Camera di Commercio, con l'intestazione che coincide esattamente con la ragione sociale dichiarata.
4.3
Evitare di partire da un profilo appena creatoVincolo
Un account nuovo che parte subito con attività business rischia il blocco immediato. Va preferito un profilo con storico reale; se non è disponibile, si costruisce seguendo il percorso descritto in 10.2, non improvvisando.
4.4
Audit preventivo delle pagine collegate all'accountVincolo
Prima di costruirci sopra l'infrastruttura, verificare che nessuna pagina o profilo a cui quell'account ha accesso abbia mai subito restrizioni. L'assenza di restrizioni conta più dell'aver già fatto campagne.
4.5
Su Meta non si elimina mai nulla: si archiviaVincolo
Vale per i post da rifare e per qualsiasi contenuto pubblicato.
4.6
Custom audience: almeno un identificatore forte, email o telefonoVincolo
Servono due liste — chi ha pagato e chi sarebbe un buon cliente ma non lo è diventato. Basta un identificatore forte come l'email o il telefono per creare l'audience; nome e cognome migliorano il match rate ma non sono obbligatori. Senza nessun identificatore forte il contatto è invalido: un lead raggiungibile solo su LinkedIn non è targettabile.
Conseguenza a montese il CRM non raccoglie almeno un identificatore forte al primo contatto, quel lead non sarà mai utilizzabile per le audience. Si sistema nel form di acquisizione, non nell'export.
05
Privacy e consenso
4 regole
5.1
Tre documenti su misura, non genericiVincolo
Privacy policy, cookie policy, termini e condizioni, generati sul sito reale.
5.2
La mappatura include i punti di raccolta dati, non solo i servizi terziVincolo
Ogni form o strumento che raccoglie dati dal visitatore va mappato come tale — inclusa la piattaforma di streaming che ospita i video embeddati (7.3) — insieme ai servizi di terze parti e a ogni servizio di analytics.
5.3
I tag partono solo dopo l'accettazione, e si verifica sia lato browser sia lato serverVincolo
Procedura lato browser: F12 — scheda Network — spuntare Preserve log — filtrare la chiamata del pixel. Si conferma che PageView parta solo dopo l'accettazione cookie e che ViewContent parta solo alla visualizzazione del contenuto chiave della pagina. La stessa verifica va ripetuta lato server in Events Manager, per confermare che anche gli eventi mandati via Conversions API rispettino il consenso: il browser non basta, la CAPI passa oltre il client.
Perchéè il punto in cui il consenso smette di essere formale e diventa effettivo. Senza questa prova il banner è decorativo, e il rischio è reale.
5.4
Il banner in produzione deve corrispondere al configuratoreVincolo
Posizione, formato e comportamento vanno confrontati con quanto impostato: divergono più spesso di quanto sembri. Il link alla privacy policy va anche sulla pagina Facebook. Ogni consegna tecnica si chiude con una scheda di verifica punto per punto da eseguire a integrazione fatta.
06
Social e contenuti
5 regole
6.1
Post in 4:5, caricati da desktop, formato «Original»Vincolo
Il 4:5 (1080×1350) è il formato verticale che il feed di Instagram supporta e raccomanda: più spazio del quadrato (1:1), a differenza del 4:3 — orizzontale — che ne darebbe meno. Da desktop si evita la compressione e si seleziona «Original» per non farsi ritagliare. Impostato l'account per la pubblicazione in alta qualità, si può poi postare anche da telefono.
6.2
La vetrina di lancio è una sequenza, non un insieme di postScelta
L'ordine di pubblicazione è vincolante. Ogni post è un carosello a due immagini — contenuto e call to action — più caption.
6.3
Chi segui conta più di chi ti segueScelta
Il following comunica settore, interessi e posizionamento a chi visita il profilo: stack tecnologici, realtà di ricerca, istituti con cui c'è un contatto reale. Va mantenuta una proporzione sensata con i follower.
Eccezionesull'account aziendale può valere la regola opposta — seguire solo i fondatori e usare il criterio sopra per le interazioni, non per il following. È una scelta di posizionamento: decidila, non subirla.
6.4
Profili personali privati, profilo brand completoScelta
Sul profilo brand: nome visualizzato (campo distinto dal tag, spesso lasciato vuoto), bio, immagine profilo unica per tutte le piattaforme, orari, data di fondazione. Il sito in bio si aggiunge solo quando è pronto.
6.5
La bio è allineata al copy del sito, ovunque compaiaScelta
Se cambia una parola nel copy, cambia in bio e nel footer. Con un solo vincolo: se la modifica manda a capo la riga, meglio tenere la versione precedente.
07
Video
3 regole
7.1
Un solo volto per sito e campagneScelta
La stessa persona è il riferimento visivo ovunque. Coerenza e resa in conversione.
7.2
Copy modulare: cambia l'hook, il resto restaScelta
Da un corpo unico e cinque aperture diverse nascono cinque campagne. Gli hook si registrano secchi e diretti, in due o tre versioni, e si sceglie in montaggio.
7.3
Player sul sito: nessun controllo, un clic avvia, un clic ferma, loopVincolo
Video ospitato su una piattaforma di streaming ed embeddato, così la pagina carica solo player e anteprima. Via playbar, volume, fullscreen, sottotitoli, capitoli, menu impostazioni. Il clic è su tutta l'area del contenitore. L'anteprima è un frame fornito, col play già disegnato nel colore accento. Verifica finale sempre su desktop e mobile.
08
Competenze
18 ruoli
Tutti i ruoli che servono per portare una BU dal nome al primo lead. Sono ruoli, non persone: una sola persona può coprirne più d'uno. Le otto in arancione non le abbiamo in casa — vanno assunte, ingaggiate a progetto o esternalizzate, e la decisione va presa prima di aprire il cantiere, non quando la fase è già ferma. Dove l'inventario (9) usa «referente interno» al posto di uno di questi 18 ruoli, significa che basta chi in azienda possiede quell'informazione: non serve una competenza specialistica dedicata.
8Da procurare
10Interne
Da procurare
Non presenti in azienda
Competenza
Stato
Serve in
Cosa produce
Brand strategist
Da procurare
Fase 1
Posizionamento, naming, criterio di selezione dei case study
Art director
Da procurare
Fase 2, 3, 5
Identità visiva, direzione dei layout, vetrina social
Graphic designer
Da procurare
Fase 2, 3
Logo, asset WEBP e SVG, social preview, device
UI designer
Da procurare
Fase 3
Layout desktop e mobile, struttura del sito
Motion designer
Da procurare
Fase 3
Documento animazioni e micro-interazioni
Copywriter
Da procurare
Fase 2, 3, 5
Copy del sito, flussi mail, copy video, caption
Videomaker / video editor
Da procurare
Fase 5
Riprese e montaggio: video sito, video campagne, sottotitoli, frame di anteprima
Media buyer
Da procurare
Fase 4, 5
Verifiche Meta, struttura campagne, pubblici, spesa
Le tre a più alto impatto per numero di deliverable sono art director, UI designer e copywriter (5 ciascuno): bloccano fasi intere se mancano. Art director e copywriter conviene valutarli insieme — lavorano sullo stesso materiale e separarli su due fornitori diversi raddoppia i giri di revisione. Il videomaker compare in appena 2 deliverable: meno urgente da procurare subito, può entrare più avanti, in Fase 5.
4 scatti a persona. Serve solo per chi entra dopo: gli scatti già fatti valgono per tutte le BU
CRM / marketing automation 1 persona
Interna
Fase 3, 5
Campi UTM, flussi mail, notifica lead, liste e pubblici
Le tre righe marcate 1 persona sono sulla stessa testa, che è anche quella che coordina il progetto. Funziona finché quella persona è libera: è il primo punto in cui il piano si ferma se non lo è, e non se ne accorge nessuno finché non succede.
Verifica le assegnazioni prima di usarle
Quello che manca è tutta la catena creativa più l'advertising: non è un buco da tappare con un freelance, è una funzione intera che l'ultimo ciclo ha comprato fuori per intero. È l'unico punto del documento che dipende da chi c'è invece che da come funzionano le piattaforme — quando la squadra cambia, si aggiorna qui.
09
Inventario deliverable
7 gruppi
Ordinato per sequenza reale di lavoro: le fasi 1–5 vanno in quest'ordine, la trasversale corre in parallelo dall'inizio. La colonna blocca dice cosa non può partire finché quel pezzo non esiste.
Un terzo è già fatto
Non tutto si rifà a ogni business unit. Quello che descrive l'azienda — foto e ruoli del team, dati, partner, consensi immagine, liste contatti, verifica Meta dell'azienda, template e struttura documentale — si produce una volta e si riusa: sono i 13 deliverable marcati riusabile. Altri 4 sono in parte riutilizzabili: cambia il contenuto, resta l'impianto.
Restano 22 deliverable su 39 davvero da produrre da zero. È la differenza tra «rifare tutto» e «rifare il brand»: vale la pena tenerne conto quando si stima la seconda BU sulla base di quanto è costata la prima.
Fase 1
Posizionamento e nome
Deliverable
Competenze
Blocca
Documento di posizionamento definitivo
Brand strategist
Tutto il resto
Naming validato su domini e social
Brand strategist
Domini, account, identità
Domini registrati, primario e redirect
Sistemista / IT
Mail, sito, verifiche
Account e mail secondo la gerarchia
Sistemista / IT
Social, software, campagne
Fase 2
Identità visiva
Deliverable
Competenze
Blocca
Logo: monogram, logotipo, immagine profilo unica
Art director + graphic designer
Sito, social, software
Palette con codici e logiche d'uso · font e dimensioni
Art director
Sito, contenuti, video
Asset e immagini in WEBP e SVG
Graphic designer
Sviluppo sito
Immagine social preview 1200×630 JPEG
Graphic designer
Condivisione del link
Foto team — 4 scatti a persona, cartelle nominative riusabile
Fotografo (o referente interno)
Sezione team, personal brand
Quattro scatti a persona: uno ambientato, più frontale, profilo sinistro e profilo destro. Sfondo indifferente, conta il volto illuminato e a fuoco. Sono le informazioni minime per ricostruire un volto coerente nei contenuti digitali.
Fase 2
Contenuti
Deliverable
Competenze
Blocca
Copy completo del sito
Copywriter
Sviluppo, bio social
Case study compilati su template guida in parte
Referente tecnico + Copywriter
Sezione case study
Team e ruoli: background, competenze, certificazioni riusabile
Referente interno
Sezione team
Dati numerici: clienti, progetti, anni, crescita riusabile
Documento di raccolta informazioni, in due consegne riusabile
Project coordinator
Contenuti
Template guida per la compilazione dei case study riusabile
Project coordinator + Copywriter
Qualità dei contenuti
Serie dei documenti di feedback, numerati
Art director / UI designer
Chiusura sviluppo
Il documento di raccolta informazioni diviso in due consegne è il singolo strumento che ha funzionato meglio: chiedere tutto in una volta produce ritardi lunghi, chiedere in due tranche mantiene il flusso. I cinque deliverable trasversali sopra restano senza una sezione di regole dedicata: sono soprattutto prassi di project management, non vincoli tecnici come il resto del documento.
10
Decisioni da prendere consapevolmente
4 voci
Non sono regole: sono bivi
Quattro punti che nel ciclo precedente sono stati risolti in un modo che ha funzionato nel breve e ha lasciato una coda. Vanno decisi dal giorno zero, consapevolmente, invece di essere ereditati.
10.1
Chi intesta pagine, Business Manager e account pubblicitarioVincolo
Meta richiede che le risorse siano agganciate a un profilo personale con storico. La domanda vera è quale. Se le pagine risultano di proprietà del profilo di una persona fisica anziché di un Business Manager intestato alla società, l'esposizione non è una campagna: è l'intero asset — pagina, account, storico pubblicitario, pubblici.
Da decidere prima di aprire qualsiasi cosaquale profilo detiene, chi è admin, e come si trasferisce se quella persona esce. Rifarlo dopo, con storico già costruito, costa molto di più.
10.2
Come si porta un profilo alla soglia di verificaVincolo
Meta chiede un profilo con storico e una base minima di connessioni prima di verificarlo. Le tecniche per arrivarci in fretta — far arrivare richieste di amicizia senza mandarne, per non essere letti come spam — esistono perché il comportamento è esattamente quello che il sistema classifica come spam.
La decisioneusare un profilo che ha già uno storico autentico, o costruirne uno. La prima strada è più lenta a monte e non lascia nulla dietro; la seconda è più veloce e mette il rischio sull'account che poi ospiterà tutta la spesa pubblicitaria.
10.3
Riscaldamento dell'account pubblicitarioScelta
Un account nuovo senza storico parte con costi più alti, distribuzione peggiore e più rischio di blocco. Una prima campagna a budget basso, non di vendita, gli costruisce uno storico. Ordine di grandezza osservato: ~10 €/giorno per una decina di giorni.
Il puntoè la prassi meno problematica delle quattro. Ma costruisce valore sull'asset descritto in 10.1: prima si chiarisce l'intestazione, poi si scalda.
10.4
Quanto si può spingere su numeri e certificazioniScelta
La posizione marketing classica è che i numeri sul sito possano essere indicativi, perché conta la percezione complessiva di solidità. Vale per molti mercati. Vale molto meno quando il pubblico che vuoi intercettare è fatto di decisori tecnici — un pubblico che nota le imprecisioni.
Il testogni numero pubblicato deve sopravvivere alla domanda «come lo calcolate». Se non sopravvive, o si costruisce il sistema che lo misura, o non si pubblica. Stesso ragionamento per una certificazione comunicata prima di essere ottenuta.